BONUS FORMAZIONE 4.0: anche nel 2020 un’opportunità per le aziende

Il Bonus Formazione 4.0, disciplinato dall’articolo 1, commi da 46 a 56, della Legge 205/2017, è un contributo sotto forma di credito d’imposta per le spese sostenute al fine di finanziare la formazione che le imprese vogliono effettuare per adeguarsi al Piano Industria 4.0.

Il Bonus è stato prorogato per tutto il 2020 con una nuova disponibilità di 150 milioni concessa dalla legge di Bilancio, legge 160/2019. I commi 210-217 dell’articolo 1 modificano però l’incentivo, incidendo sui massimali di aiuto e abrogando la previsione sulla necessità di disciplinare espressamente lo svolgimento delle attività di formazione attraverso i contratti collettivi aziendali o territoriali.

 

I BENEFICIARI

I potenziali beneficiari sono:

  • tutte le imprese (sono esclusi i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali);
  • indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato.

Sono invece escluse:

  • le imprese in difficoltà (art. 2, p. 18, del Reg. CE 17 giugno 2014, n. 651/2014/UE) e
  • le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9, comma 2, del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, o non in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con gli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

 

AMBITI DELLA FORMAZIONE

  • Vendita e marketing;
  • informatica;
  • tecniche e tecnologie di produzione

 

FORMAZIONE NEL SETTORE DELLE TECNOLOGIE

  • Big data e analisi dei dati;
  • cloud e fog computing;
  • cyber security;
  • sistemi cyber-fisici;
  • prototipazione rapida;
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata;
  • robotica avanzata e collaborativa;
  • interfaccia uomo macchina;
  • manifattura additiva;
  • internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali

 

SPESE AGEVOLABILI

Danno accesso al credito d’imposta le attività di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie.
In particolare, si deve trattare di attività formative svolte:

  • per acquisire ex novo o
  • consolidare

le conoscenze delle tecnologie, previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0.

La formazione potrà essere erogata direttamente da soggetti interni all’impresa o da terzi soggetti accreditati per lo svolgimento di attività di formazione finanziata presso la regione o provincia autonoma, università, pubbliche o private o strutture ad esse collegate, soggetti accreditati presso i fondi interprofessionali e soggetti in possesso della certificazione di qualità in base alla norma Uni En ISO 9001:2000 settore EA 37. La legge di Bilancio ha incluso fra i soggetti erogatori anche gli istituti tecnici superiori.

 

MISURA DELL’AGEVOLAZIONE

Il credito d’imposta nei confronti delle:

  1. piccole imprese è riconosciuto in misura pari al:
    1. 50 per cento delle spese ammissibili;
    2. nel limite massimo annuale di 300.000 euro.
  2. medie imprese è riconosciuto in misura pari al:
    1. 40 per cento delle spese ammissibili;
    2. nel limite massimo annuale di 250.000 euro.
  3. grandi imprese è riconosciuto in misura pari al:
    1. 30 per cento delle spese ammissibili;
    2. nel limite massimo annuale di 250.000 euro.

La misura del credito d’imposta è comunque aumentata per tutte le imprese, fermi restando i limiti massimi annuali, al:

  • 60 per cento;
  • nel caso in cui i destinatari delle attività di formazione ammissibili rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o ultra-svantaggiati, come definite dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 17 ottobre 2017.

 

UTILIZZO DEL CREDITO R&S

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, tramite Mod. F24, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono sostenuti (potrà essere utilizzato dal 1° gennaio 2021, per i costi sostenuti nel 2020).

Il bonus va indicato nel Mod. Redditi (quadro RU) relativo al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese agevolabili e in quelli relativi ai periodi d’imposta successivi, fino a quando se ne conclude l’utilizzo.

Il credito d’imposta si applica nel rispetto delle norme UE sulla compatibilità degli aiuti di Stato.

 

CERTIFICAZIONE DEI COSTI

Il riconoscimento del credito d’imposta è subordinato al fatto che i costi del personale sostenuti siano certificati, alternativamente:

  • per le società obbligate al controllo legale dei conti: dal soggetto incaricato della revisione legale (società di revisione o revisore unico);
  • per gli altri soggetti: da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali.

ISCRIZIONE AL VIES 2020

Dal 1° gennaio 2020 l’iscrizione all’archivio Vies è diventata obbligatoria per poter beneficiare del regime di non imponibilità IVA nell’ambito delle transazioni intracomunitarie.

 

CHE COS’È IL VIES

Per poter effettuare operazioni intracomunitarie, i soggetti Iva devono essere inclusi nell’archivio Vies (VAT information exchange system). L’opzione per effettuare queste operazioni può essere espressa direttamente nella dichiarazione di inizio attività oppure, successivamente, telematicamente, in modalità diretta o tramite i soggetti incaricati di cui ai commi 2-bis e 3 dell’articolo 3 del Dpr 322/1998. In ogni caso, i contribuenti possono in qualsiasi momento comunicare la volontà di retrocedere dall’opzione, cioè di essere esclusi dal Vies perché non si ha più intenzione di effettuare operazioni intracomunitarie. La revoca dell’opzione può essere effettuata esclusivamente attraverso i servizi telematici.

 

COME FUNZIONA

Gli operatori economici nazionali che operano e/o che intendono operare con l’estero devono verificare la loro iscrizione nella banca dati Vies (e provvedervi, nel caso non risulti sussistente) e verificare che ne dispongano anche gli operatori economici con i quali operano.

L’assenza di tali iscrizioni non permette di qualificare le operazioni poste in essere con soggetti comunitari come “cessioni o acquisti intracomunitari”, determinando l’impossibilità di emettere fatture in regime di non imponibilità IVA, di integrare le fatture ricevute in reverse charge e di recuperare l’imposta pagata.

L’iscrizione al Vies è gratuita. Nessuna somma può essere richiesta per accedere in banca dati né per ottenere la pubblicazione del numero di partita IVA.

 

ISCRIZIONE ALL’ARCHIVIO VIES PER CHI NON HA LA PARTITA IVA

Per i nuovi soggetti IVA la scelta di iscriversi al Vies può essere espressa direttamente nella dichiarazione di inizio attività, compilando il campo “Operazioni Intracomunitarie” del quadro I dei modelli AA7 (soggetti diversi dalle persone fisiche) o AA9 (imprese individuali e lavoratori autonomi). Per gli enti non commerciali non soggetti passivi d’imposta è possibile porre in essere operazioni intracomunitarie fleggando la casella “C” del quadro A del modello AA7.

 

ISCRIZIONE ALL’ARCHIVIO VIES PER I TITOLARI DI PARTITA IVA

I soggetti che sono già in attività devono utilizzare le apposite funzioni rese disponibili nei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, direttamente se abilitati ad Entratel/Fisconline, ovvero tramite un intermediario abilitato. Non è più possibile chiedere l’iscrizione al Vies con la presentazione dell’apposita istanza ad un qualsiasi Ufficio dell’Agenzia delle Entrate direttamente a mezzo raccomandata o mediante PEC.

LA DISCIPLINA IVA SULL’ACQUISTO DEI BIGLIETTI AEREI

In caso di acquisto di biglietti aerei, il committente italiano deve seguire un distinto trattamento ai fini IVA a seconda della tratta del volo e dove è stabilita la compagnia che rende il servizio di trasporto.

Consideriamo l’ipotesi di un biglietto acquistato da una compagnia aerea straniera.

In questo caso occorre porre attenzione alla territorialità Iva dell’operazione sulla fattura emessa dal prestatore estero nei confronti del committente nazionale senza applicazione dell’imposta.

Ai sensi dell’articolo 9, comma 1, n. 1, D.P.R. 633/1972, costituiscono servizi internazionali o connessi agli scambi internazionalinon imponibili i trasporti di persone eseguiti in parte nel territorio dello Stato e in parte in territorio estero in dipendenza di un unico contratto. In sostanza si considera volo internazionale il volo che parte dall’Italia con destinazione estera – Ue o extra-Ue – o viceversa, mentre il volo estero non si svolge neanche in minima parte sul territorio nazionale.

La risoluzione AdE 89/1997 ha stabilito che sui voli internazionali vengano applicate delle percentuali forfettarie di percorrenza nel territorio nazionale, considerato che risulta difficile suddividere con certezza la tratta interna dalla tratta fuori confini nazionali. Per questo motivo, sempre l’AdE ha stabilito con la circolare AdE 37/E/2011 (paragrafo 3.1.3) che le prestazioni di servizi rese nello spazio aereo italiano debbano essere forfetariamente individuate nella misura del 38 per cento dell’intero tragitto del singolo volo internazionale. In altre parole, il 38% dell’intero tragitto del singolo volo internazionale viene considerata “tratta italiana” non imponibile ai sensi dell’articolo 9 D.P.R. 633/1972 mentre la restante parte (il 62%), ossia la parte fuori dal territorio dello Stato, è considerata fuori campo Iva ai sensi dell’articolo 7-quater.

 

Caso 1 – Fattura emessa da compagnia aerea stabilita nel territorio comunitario.

La fattura emessa da una compagnia aerea comunitaria riferita a una tratta internazionale (Milano-Londra) deve essere registrata dal committente nazionale con l’integrazione della fattura del prestatore distinguendo:

  • la parte nazionale, pari al 38% del corrispettivo, come non imponibile Iva articolo 9, comma 1, n. 1) D.P.R. 633/1972;
  • la parte estera, pari al 62% del corrispettivo, come fuori campo Iva articolo 7-quater, comma 1, lett. b), D.P.R. 633/1972.

L’applicazione del reverse charge comporta la doppia annotazione nel registro Iva acquisti e nel registro Iva vendite. Inoltre, dal 1° gennaio 2019 tale procedura continua ad essere gestita in forma analogica in quanto la controparte dell’operazione è un soggetto non stabilito in Italia e pertanto non tenuto alla fatturazione elettronica.

L’operazione dovrà esser invece riepilogata anche nell’esterometro.

Infatti, l’acquisto del volo aereo documentato da fattura, appositamente integrata dal committente nazionale, dovrà essere segnalato ai fini della comunicazione mensile delle operazioni transfrontaliere esterometro – esclusivamente tra le operazioni passive indicando la natura dell’operazione:

  • N2 per la parte fuori campo Iva articolo 7-quater D.P.R. 633/1972 (se tale quota è stata registrata sul registro Iva acquisti);
  • N3 per la parte non imponibile articolo 9, comma 1, n. 1, D.P.R. 633/1972.

Inoltre, nel campo “TipoDocumento” dovrà essere riportato il codice “TD11” riferito acquisti intracomunitari di servizi.

Nel caso in cui il biglietto di viaggio sia intestato direttamente al dipendente, l’operazione viene registrata soltanto in contabilità generale a fronte della nota spese per il rimborso.

 

Caso 2 – Fattura emessa da compagnia aerea extracomunitaria.

La fattura emessa da una compagnia extracomunitaria per una tratta internazionale deve essere registrata dal committente italiano mediante l’emissione di un’autofattura, distinguendo la tratta interna dalla tratta estera come descritto in precedenza.

Ai fini dell’esterometro valgono le medesime indicazioni con riguardo al campo “Natura operazione”, mentre il “TipoDocumento” dovrà essere valorizzato con il codice “TD01”.

Si segnala che la fattura estera relativa a un volo con tratta completamente in territorio estero può non essere registrata nel registro Iva acquisti e, conseguentemente, non dovrà essere inserita nell’esterometro (operazione integralmente fuori campo Iva ex articolo 7 quater D.P.R. 633/1972).

 

Caso 3 – Fattura emessa da compagnia aerea extracomunitaria per volo interno.

L’ultima casistica riguarda il biglietto emesso da una compagnia extra-Ue per un volo interno (Milano-Palermo). In tal caso, il committente nazionale deve emettere un’autofattura con Iva al 10%, con doppia registrazione nel registro degli acquisti e delle vendite, con Iva indetraibile ai sensi dell’articolo 19-bis1, comma 1, lett. e), D.P.R. 633/1972.

Ai fini dell’esterometro la compilazione del file xml richiederà l’esposizione, sempre solo tra le operazioni passive DTR, del campo “Aliquota” e “Imposta” in luogo della natura operazione e il “TipoDocumento” TD01.

VOUCHER INNOVATION MANAGER: TERMINI E MODALITÀ DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Con il decreto direttoriale 29 luglio 2019 sono stati definiti i termini e le modalità per la presentazione delle domande di iscrizione all’elenco Mise dei manager qualificati e delle società di consulenza abilitate allo svolgimento degli incarichi manageriali oggetto delle agevolazioni.

I manager qualificati e le società di consulenza dovranno presentare le istanze di iscrizione all’elenco Mise esclusivamente tramite la procedura informatica, accessibile nell’apposita sezione “Voucher per consulenza in innovazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it), dalle ore 10.00 del 27 settembre 2019 alle ore 17.00 del 25 ottobre 2019;

Trascorsi i termini per la trasmissione delle istanze di iscrizione di cui all’articolo 3, comma 1, con provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese, verrà pubblicato l’elenco Mise, reso disponibile nell’apposita sezione “Voucher per consulenza in innovazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it).

 

Termini e modalità di presentazione delle domande da parte delle imprese

Per accedere alle agevolazioni previste dal Decreto, le imprese e le reti d’impresa potranno presentare la domanda, esclusivamente tramite la procedura informatica, accessibile nell’apposita sezione “Voucher per consulenza in innovazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it).

L’iter di presentazione della domanda di agevolazione è articolato nelle seguenti fasi:

  • verifica preliminare del possesso dei requisiti di accesso alla procedura informatica, a partire dalle ore 10.00 del 31 ottobre 2019. In tale fase, le imprese, verificano il possesso dei requisiti tecnici e delle necessarie autorizzazioni per accedere e utilizzare la procedura informatica. I soggetti che intendono fruire dell’agevolazione possono verificare la validità della Carta nazionale dei servizi e il corretto funzionamento della posta elettronica certificata (PEC), nonché accertare il possesso dei poteri di firma in relazione al soggetto giuridico che intende presentare la domanda di accesso alle agevolazioni;
  • compilazione della domanda di accesso alle agevolazioni, a partire dalle ore 10.00 del 7 novembre 2019 e fino alle ore 17.00 del 26 novembre 2019. In tale fase, le imprese, potranno svolgere le seguenti attività:
    • accesso alla procedura informatica;
    • immissione delle informazioni e dei dati richiesti per la compilazione dell’istanza e caricamento dei relativi allegati;
    • generazione del modulo di domanda sotto forma di “pdf” immodificabile, contenente le informazioni e i dati forniti dal soggetto proponente e apposizione della firma digitale;
    • caricamento della domanda firmata digitalmente e conseguente rilascio del “codice di predisposizione domanda” necessario per l’invio della stessa;

 

  • invio della domanda di accesso alle agevolazioni, a partire dalle ore 10.00 del 3 dicembre 2019. In tale fase, sono previste le seguenti attività:
    • accesso degli istanti alla procedura informatica;
    • immissione da parte dell’impresa proponente, ai fini del formale invio della domanda di agevolazione, dell’identificativo dell’istanza e del “codice di predisposizione domanda”.
    • rilascio dell’attestazione di avvenuta presentazione dell’istanza da parte della procedura informatica.

Durante la fase di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni, le imprese dovranno indicare il manager qualificato con cui intendono sottoscrivere il contratto per le prestazioni di consulenza specialistica ammissibili al contributo, individuandolo tra i soggetti dell’elenco Mise. Le domande di agevolazione si intendono correttamente trasmesse esclusivamente a seguito del rilascio da parte della procedura informatica dell’attestazione di cui al comma 7, lettera c), numero 3 del Decreto.

 

Concessioni delle agevolazioni

Le agevolazioni sono concesse, ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123, nei limiti della dotazione finanziaria stabilita all’articolo 3, comma 1 e tenuto conto delle riserve al comma 2 del medesimo articolo 3. La chiusura dello sportello per la presentazione delle domande dovrà essere disposta con provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese e comunicata nel sito internet del Ministero e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Le domande presentate nelle more della chiusura dello sportello che non trovano copertura finanziaria si considerano decadute. Perciò, le domande di agevolazione sono ammesse alla fase istruttoria sulla base dell’ordine cronologico di presentazione.

Per le domande che si concludono con esito positivo, il Ministero procederà, entro 90 giorni dal termine di chiusura dello sportello per la presentazione delle domande, ad adottare un provvedimento cumulativo di concessione delle agevolazioni con decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese, da pubblicare sul sito web del Ministero (www.mise.gov.it).

 

Erogazione delle agevolazioni

L’erogazione delle agevolazioni avverrà in due quote, secondo lo stato di avanzamento delle attività oggetto del contratto di consulenza e il pagamento delle relative spese. Il soggetto beneficiario può richiedere l’erogazione della prima quota, pari al 50% delle agevolazioni concesse, solo successivamente alla realizzazione di almeno il 25% delle attività previste dal contratto e al pagamento delle relative spese.

L’erogazione del saldo può essere richiesta solo successivamente alla conclusione delle attività previste dal contratto e al pagamento delle relative spese, nonché dovrà intervenire entro 60 giorni dalla data di emissione del titolo di spesa a saldo di cui all’articolo 6, comma 2.

VOUCHER INNOVATION MANAGER: SUPPORTO ALLE IMPRESE

La legge di Bilancio 2019 (l. n. 145/2018) ha disposto l’introduzione, per i due periodi d’imposta 2019 e 2020, di un contributo, nella forma di voucher, per l’acquisto di consulenze specialistiche relative ai processi di trasformazione tecnologica e digitale e ai processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi delle micro, piccole e medie imprese.

Il Ministero per lo sviluppo economico, con Decreto attuativo del 07.05.2019, ha emanato le direttive in materia di Voucher Innovation Manager, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 01.07.2019.

Di fatto si tratta di una misura che ha l’obiettivo di sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle Pmi e delle reti d’impresa, favorendo l’accesso a consulenze specialistiche manageriali in materia di:

  • tecnologie abilitanti previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0;
  • processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, ivi intendendo l’applicazione di nuovi metodi di significativa innovazione organizzativa dell’impresa nelle pratiche commerciali, nelle strategie di gestione aziendale, nell’organizzazione del luogo di lavoro;
  • processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, ivi intendendo l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.

 

Agevolazioni

L’agevolazione è costituita da un contributo in forma di voucher concedibile in regime “de minimis” ai sensi del Regolamento (UE) n. 1407/2013. Il contributo massimo concedibile è differenziato in funzione della tipologia di beneficiario:

  • Micro e piccole: contributo pari al 50% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 40 mila euro;
  • Medie imprese: contributo pari al 30% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 25 mila euro;
  • Reti di imprese: contributo pari al 50% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 80 mila euro.

 

Con un successivo provvedimento della Direzione generale per gli incentivi alle imprese da adottare entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto 7 maggio 2019 saranno definiti i termini e le modalità per la presentazione, da parte di PMI e reti d’ impresa, delle domande di ammissione al contributo.

 

Soggetti che possono accedere all’agevolazione

Possono beneficiare delle agevolazioni per la consulenza in innovazione le imprese operanti su tutto il territorio nazionale che risultino possedere, alla data di presentazione della domanda, nonché al momento della concessione del contributo, i requisiti di seguito indicati:

  1. qualificarsi come micro, piccola o media impresa ai sensi della normativa vigente;
  2. non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dall’articolo 1 del Regolamento UE n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013 “De Minimis”;
  3. avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale e risultare iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;
  4. non essere destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 e risultare in regola con il versamento dei contributi previdenziali;
  5. non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente ai sensi della normativa vigente;
  6. non aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione Europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune.

Possono inoltre beneficiare del Voucher anche le reti d’impresa composte da un numero non inferiore a tre PMI in possesso dei requisiti descritti, purché il contratto di rete configuri una collaborazione effettiva e stabile e sia caratterizzato dagli elementi di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto 7 maggio 2019.

 

Spese ammissibili per manager dell’innovazione qualificati

Si considerano ammissibili al contributo le spese sostenute a fronte di prestazioni di consulenza specialistica rese da un manager dell’innovazione qualificato, indipendente e inserito temporaneamente, con un contratto di consulenza di durata non inferiore a nove mesi, nella struttura organizzativa dell’impresa o della rete.

Per manager dell’innovazione qualificato e indipendente si intende un manager iscritto nell’apposito elenco costituito dal Ministero dello Sviluppo Economico oppure indicato, a parità di requisiti personali e professionali, da una società iscritta nello stesso elenco e che risulti indipendente rispetto all’impresa o alla rete che fruisce della consulenza specialistica.

La consulenza deve essere finalizzata a indirizzare e supportare i processi di innovazione, trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e delle reti attraverso l’applicazione di una o più delle tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0.

Gli incarichi manageriali possono inoltre indirizzare e supportare i processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali

 

Elenco manager dell’innovazione

Possono presentare domanda di iscrizione all’elenco dei manager per l’innovazione costituito dal Ministero dello Sviluppo i seguenti soggetti:

1. persone fisiche che, al momento della presentazione della domanda di iscrizione all’elenco soddisfano almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. essere accreditate negli albi o elenchi dei manager dell’innovazione istituiti presso Unioncamere, presso le associazioni di rappresentanza dei manager o presso le organizzazioni partecipate pariteticamente da queste ultime e da associazioni di rappresentanza datoriali;
  2. essere accreditate negli elenchi dei manager dell’innovazione istituti presso le regioni ai fini dell’erogazione di contributi regionali o comunitari con finalità analoghe a quelle previste dal Voucher per consulenza in innovazione;

2. persone fisiche che risultino:

  1. essere in possesso di un dottorato di ricerca in settori relativi ad una delle seguenti aree scientifico-disciplinari: 01-Scienze matematiche e informatiche; 02-Scienze fisiche; 03-Scienze Chimiche; 05-Scienze Biologiche; 09-Ingegneria industriale e dell’informazione; 13-Scienze economiche e statistiche;
  2. aver conseguito un master universitario di secondo livello in settori relativi ad una delle aree scientifico-disciplinari di cui alla precedente lettera a), nonché avere svolto in maniera documentabile incarichi, per almeno 1 anno, presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0;
  3. essere in possesso di laurea magistrale in settori relativi ad una delle aree scientifico-disciplinari di cui alla precedente lettera a), nonché avere svolto in maniera documentabile incarichi, per almeno 3 anni, presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0;
  4. aver svolto in modo documentabile, per almeno 7 anni, incarichi presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0.

3. società operanti nei settori della consulenza che, al momento della presentazione della domanda, siano in possesso dei seguenti requisiti:

  1. avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale e risultare iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;
  2. essere costituite nella forma di società di capitali;
  3. non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente;
  4. non avere subito condanne con sentenza definitiva o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile o sentenza di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i reati indicati nell’articolo 80 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;
  5. aver eseguito progetti di consulenza o formazione in una o più delle aree indicate dall’articolo 3 ed essere costituite da almeno 24 mesi; oppure, essere accreditate negli albi o elenchi dei consulenti in innovazione istituiti presso le associazioni di rappresentanza dei manager o presso le organizzazioni partecipate pariteticamente da queste ultime e da associazioni di rappresentanza datoriali, ovvero presso le regioni o le province autonome ai fini dell’erogazione di contributi regionali o comunitari aventi finalità analoghe a quelle previste dal presente decreto.

Tali soggetti nella domanda di iscrizione sono tenuti ad indicare, entro la misura massima di dieci nominativi, i manager in possesso dei requisiti previsti dalla normativa, destinati allo svolgimento degli incarichi di consulenza oggetto di agevolazione.

ESTEROMETRO: operazioni, soggetti esonerati e sanzioni

Dal 1° gennaio 2019, a seguito dell’obbligo di fattura in formato elettronica, è venuto meno l’obbligo di presentazione del c.d. spesometro. Tale adempimento è stato sostituito dall’esterometro che riguarda le operazioni transfrontaliere non tracciate mediante fattura elettronica. Il primo invio dell’esterometro sarà il 30 aprile 2019, come previsto dalla proroga.

 

Operazioni da comunicare

Tramite esterometro dovranno essere comunicati i dati delle fatture emesse dal 1° gennaio 2019 in merito alle operazioni (sia beni che servizi):

  • effettuate nei confronti di soggetti passivi non stabiliti ai fini IVA in Italia
  • ricevute da parte di soggetti non stabiliti ai fini IVA in Italia.

 

Soggetti esonerati

Sono escluse dall’obbligo di comunicazione le operazioni per le quali è stata, comunque, emessa fattura elettronica ovvero è stata emessa una bolletta doganale.

 

Sanzioni

  • La trasmissione deve essere effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo alla data della fattura emessa o della data di ricezione per le fatture ricevute.
  • L’omissione o l’errata trasmissione delle operazioni transfrontaliere è sanzionata con un importo di 2 euro a fattura con un massimo di 1.000 euro per trimestre ridotto alla metà (entro il limite massimo di 500 euro) se la trasmissione avviene entro i 15 giorni successivi alla scadenza stabilita ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

REGIME FORFETTARIO: FLAT TAX 2019

Definizione

La nuova Legge di Bilancio 2019, ancora in fase di approvazione definitiva, ha previsto l’entrata in vigore della cosiddetta “Flat tax” Partite Iva 2019, che altro non è che un’estensione dell’attuale regime forfettario al 15%. La cd. flat tax si applica ai contribuenti con un volume d’affari fino a 65.000 Euro. Coloro che detengono Partita Iva e generano reddito inferiore a quanto precedentemente riportato potranno godere di un’aliquota del 15% o del 5%, come imposta sostitutiva dell’Irpef, dell’Irap e delle addizionali regionali e comunali. Tale regime comporta, inoltre, la non applicazione dell’Iva sulle fatture emesse e, di conseguenza, l’indetraibilità dell’Iva sugli acquisti.

 

Funzionamento

Il sistema fiscale della flat tax si basa su un meccanismo non progressivo attraverso l’utilizzo di una sola aliquota, da applicare al reddito netto forfetizzato, al netto di eventuali contributi previdenziali versati nel corso dell’anno.

Le aliquote in vigore saranno:

  • 15% per le partite Iva con ricavi fino a 65.000 Euro;
  • 20% per le partite Iva con redditi fino a 100.000 Euro, ma solo dal 2020;
  • 5% per le startup, giovani under 35 e over 55.

 

L’aliquota della flat tax sarà applicata su una parte del reddito prodotto, in quanto già oggi il regime forfettario prevede, infatti, che le imposte siano calcolate in base al coefficiente di redditività stabilito per il settore economico di riferimento.

Attraverso due esempi è possibile comprendere come si calcolano le imposte dovute da un professionista e un’impresa che avranno accesso alla flat tax al 15%, oppure al 5% in caso di startup:

  • per i professionisti, il coefficiente di redditività stabilito ad oggi è pari al 78%. Supponendo che il fatturato annuo del professionista sia pari a 50.000 euro, in questo caso l’imposta sostitutivadovuta sul reddito forfettario di 39.000 euro sarebbe pari a 850 euro (39.000 x 15%) oppure pari a 1.950 euro (39.000 x 5%).
  • nel caso di un commerciante, ipotizzando un fatturato annuo di 50.000 euro, con la flat tax al 15%, l’imposta dovuta applicando l’aliquota al reddito forfettario di 20.000 euro (coefficiente di redditività 40%) è pari a 000 euro (20.000 x 15%), oppure nel caso di start-up pari a 1.000 euro (20.000 x 5%).

 

Accanto alla flat tax del 15% o 5%, i titolari di partita IVA in regime forfettario beneficeranno dell’esenzione dall’obbligo di fatturazione elettronica. L’esonero, tuttavia, riguarderà soltanto il lato attivo. Ancora molti dubbi riguardano la gestione del processo passivo di fatturazione elettronica, ovvero l’accettazione e ricezione dei file che transiteranno tramite il SdI dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

Cause di esclusione

Al fine di poter aderire al regime forfettario fino ad oggi in vigore (Legge n. 190/2014), il contribuente doveva verificare le seguenti cause d’esclusione:

 

  • non rientrare in regimi speciali IVA o in regimi forfettari per la determinazione del reddito;
  • non essere residente all’estero,ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli stati membri nell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’accordo sullo Spazio Economico Europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;
  • effettuare in via esclusiva o prevalente cessioni di immobili ex art. 10, n. 8, DPR n. 633/1972 e di mezzi di trasporto nuovi ex art. 53, comma 1, Decreto Legge n. 331/1993;
  • partecipare a società di persone, associazioni professionali o SRL che adottano il regime di trasparenza (ex art. 116, TUIR).

 

 

Le novità introdotte dal Disegno di Legge di bilancio 2019 riguardano:

  • I soci di società e/o associazioni: coloro che partecipano a società di persone o associazioni, imprese familiari, società a responsabilità limitata. Con la nuova formulazione introdotta in Legge di bilancio l’accesso al regime sarà precluso a coloro che, sempre contemporaneamente all’attività per cui godono del regime agevolato, sono soci di società a responsabilità limitata (srl), ancorché la società in questione non abbia esercitato l’opzione per la trasparenza fiscale.
  • Gli ex dipendenti:coloro che hanno come committente un ex datore di lavoro dipendente o un attuale datore. Questo per combattere apertamente il fenomeno delle false partite Iva.

 

 

La cancellazione dei requisiti oggettivi

Il Legislatore oltre ad innalzare il limite di fatturato annuo a 65.000 euro, ha rimosso alcune condizioni che in passato hanno impedito l’accesso al regime forfettario a numerosi contribuenti.

La Legge di Bilancio 2019, nel testo disponibile ad oggi, elimina i seguenti requisiti di accesso:

  • spese per lavoro dipendente e assimilati non superiori a 5.000 euro lordi;
  • beni strumentali di costo non superiore a 20.000 euro.

Una delle possibili novità potrebbe essere anche l’abolizione del limite di 30.000 euro relativo ai redditi da lavoro dipendente o assimilati percepiti nell’anno precedente.

STARTUP E PMI INNOVATIVE: L’OPPORTUNITÀ DEL CROWDFUNDING

Le startup e PMI innovative nascono sovente attorno ad un’idea imprenditoriale che necessita di investimenti intensi e prolungati nel tempo in ambito di ricerca e sviluppo (R&D). Questa specificità rende centrale il tema della sostenibilità finanziaria, pertanto, quest’ultimo è uno dei principali aspetti che il professionista, insieme all’imprenditore, è chiamato affrontare. Questo ha precedenza anche rispetto ai temi agevolativi, che comunque rivestono un ruolo sostanziale nella valutazione della sostenibilità dell’impresa.

 

Accanto agli strumenti di finanziamento tradizionali, ha assunto una posizione di rilevanza il fenomeno del crowdfunding, che, a parte sporadiche apparizioni in Europa nel Settecento e nell’Ottocento, si consolida, ai giorni nostri, negli Stati Uniti con la campagna elettorale per la presidenza di Barack Obama.

 

In Italia il fenomeno dell’equity crowdfunding è stato disciplinato da specifica normativa.

Questo fenomeno che può essere tradotto con il termine letterale “finanziamento da parte del pubblico” è un processo di raccolta di fondi di tipo collettivo, realizzato tramite portali online, attraverso il quale molte persone elargiscono contribuzioni di diversa entità al fine di favorire lo sviluppo di un progetto, di una iniziativa che, per qualche ragione, ritengono opportuno sostenere, spesso prescindendo da un ritorno economico.

 

L’idea del crowdfunding nasce quindi dall’opportunità di sollecitare il pubblico (crowd), invece che investitori specializzati, suddividendo l’investimento in moltissime quote di valore unitario potenzialmente anche molto basso. Perciò per l’investitore privato il target da raggiungere per partecipare all’impresa non rappresenta solitamente un problema, in quanto l’investimento richiesto è tipicamente molto contenuto.

 

Il singolo investitore privato cerca in rete possibili progetti che attirino la sua attenzione, li valuta generalmente attraverso l’uso della rete stessa ed eventualmente lo finanzia con un importo che in linea di principio è così modesto da non pregiudicare la stabilità delle sue finanze.

Inoltre, l’investitore basa le sue decisioni anche in relazione all’opportunità di sentirsi parte di un progetto, dal quale potrà eventualmente trarre benefici non necessariamente pecuniari.

 

Una campagna di successo dovrà consentire al maggior numero di utenti di accedervi. Ciò è reso possibile grazie alla rete internet, che consente di entrare in contatto con milioni di persone a livello transnazionale. Ne consegue che chi propone un’idea dovrà anche valutare le possibili barriere all’entrata, riducendole al minimo e consentendo anche a coloro che intendono rischiare poco, di poter farne parte.

 

Tuttavia, sono state create piattaforme online che promuovono raccolte di denaro destinate a finanziare progetti che hanno valenza sociale, civica, no profit, oppure che hanno come finalità il lancio di attività imprenditoriali, mediante la prevendita dei prodotti che si vogliono commercializzare o l’investimento nel capitale sociale dell’impresa che si vuole sostenere.

 

Le varie tipologie di raccolta di denaro danno evidenza della grande flessibilità di tale sistema, che può essere adottato da chiunque intenda realizzare un progetto imprenditoriale e sia disposto a pubblicizzarlo tramite le piattaforme.

Il crowdfunding viene poi definito in riferimento al tipo di ritorno che il singolo può ottenere quando decide di finanziare un progetto.

Possono essere distinte piattaforme che si basano esclusivamente sul presupposto della beneficienza o della donazione (donation-based) e perciò non comportano alcun tipo di ritorno al finanziatore, salvo, la possibilità di ottenere un riconoscimento morale.

 

Altri portali offrono al soggetto “sponsor” una ricompensa ovvero un premio (reward-based) di tipo non monetario di valore proporzionale a quanto effettivamente versato. Vi sono inoltre gestori che hanno puntato su modelli di raccolta con scopi più remunerativi (lending-based), tramite i quali finanziatori erogano finanziamenti alla piattaforma, e quest’ultima a sua volta, eroga micro-finanziamenti ai richiedenti, assorbendo i rischi di insoluto e gestendo le relative azioni di recupero.

 

L’alternativa è il modello classico, tramite il quale il finanziatore presta direttamente il denaro a ciascun mutuatario (sia pure con l’ausilio della piattaforma). In entrambi i casi il sistema permette ai prestatori di denaro (finanziatori) di ricevere una remunerazione sotto forma di interessi sul capitale prestato.

 

Più recentemente si è sviluppato un modello di raccolta finalizzato all’investimento (equity-based) da parte dei singoli investitori nel capitale sociale di una società (tipicamente una startup) al fine di condividere il rischio d’impresa con il socio fondatore e di godere dei frutti dell’investimento, sotto forma di dividendi oppure di capital gain nel caso in cui la società venisse ceduta ad un acquirente e l’investimento si riveli redditizio. L’equity crowdfunding rappresenta un’alternativa agli strumenti di finanziamento tradizionali (prestiti bancari, Business Angel, Venture Capital ecc.) utilizzati principalmente da startup e PMI innovative al fine di reperire la quota di capitale proprio, necessaria per portare avanti l’intero piano di sviluppo dell’idea imprenditoriale.

 

Il successo dell’equity crowdfunding dipende dalla capacità dell’impresa di essere in grado di attirare investitori, perciò assume un ruolo rilevante il Piano di fattibilità (Business Plan), cioè un documento che traccia un progetto di sviluppo imprenditoriale. Il Business Plan dovrebbe indicare tutte le attività necessarie per lo sviluppo imprenditoriale, indicando per ognuna di esse anche gli assunti sottostanti il piano, le tempistiche di realizzazione e la stima dei costi da sostenere, mettendo a disposizione cosi un quadro il più possibile completo di tutti i rischi e le incertezze connesse all’iniziativa.

 

Negli ultimi anni si sono certamente consolidate le premesse per rendere il crowdfunding uno strumento di finanziamento utile alla crescita economica e sociale del Paese. Sono stati creati strumenti tecnici funzionali ed è stata creata una cornice legislativa significativa ed adeguata a supportare lo sviluppo incrementale dello strumento a tutto vantaggio dell’humus economico emergente.

Esterometro 2019

In conseguenza dell’entrata in vigore dell’obbligo relativo fatturazione elettronica tra privati, da gennaio 2019 sarà introdotto in Italia un nuovo adempimento che ha lo scopo di comunicare mensilmente all’amministrazione finanziaria tutte le operazioni non soggette a fattura elettronica, poste in essere nei confronti di soggetti non residenti nel territorio dello stato. Il cosiddetto “esterometro”.

Di fatto l’esterometro è una comunicazione in cui sono riepilogate le cessioni di beni e le prestazioni di servizio effettuate e ricevute verso e da soggetti non residenti e non stabiliti nel territorio dello Stato. La comunicazione non è obbligatoria per le predette operazioni per le quali è stata presentata una dichiarazione doganale (cioè è stata emessa una bolletta doganale) oppure per le quali siano state emesse e ricevute fatture elettroniche.

Questo nuovo adempimento comporterà anche la comunicazione di tutte le operazioni che per ora vengono comunicate mediante dichiarazioni Intrastat, andando così a sostituire la comunicazione trimestrale (semestrale) delle operazioni rilevanti ai fini Iva (c.d. spesometro).

Le informazioni che dovranno essere comunicate mensilmente sono di seguito riassunte:

  • i dati identificativi del cedente/prestatore o cessionario/ committente;
  • data del documento che accerta l’operazione;
  • data di registrazione;
  • numero del documento;
  • base imponibile;
  • aliquota iva e imposta o tipologia di operazione qualora non fosse soggetta ad iva.

Il file nel formato Xml che dovrà essere trasmesso all’Agenzia delle Entrate dovrà essere firmato digitalmente dal responsabile dell’invio (soggetto obbligato/delegato), oppure nel caso di invio tramite upload sull’interfaccia web del servizio “Fatture e corrispettivi”, il file dovrà presentare il sigillo elettronico dell’Agenzia delle Entrate.

La Fattura Elettronica Obbligatoria

A partire da gennaio 2019 l’Italia sarà il primo paese in Europa a prevedere, l’obbligo della fatturazione elettronica nel B2B, ovvero della fattura elettronica fra privati, già vigente, invece, per la Pubblica Amministrazione e da luglio 2018 anche per subappalti e carburanti.

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 30 aprile 2018 e la circolare 8/E del 30 aprile 2018, ha provveduto ad emanare i primi chiarimenti in merito al nuovo obbligo avallato già in precedenza dall’UE, introducendo nuove regole e specifiche tecniche.

Definizione

La fattura elettronica non è altro che una fattura tradizionale che invece di essere in formato cartaceo è prodotta in formato digitale Xml (eXtensible Markup Language), al fine di assicurare l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto e la leggibilità della fattura dal momento della sua emissione fino al termine del suo periodo di conservazione.

Funzionamento

Attraverso la fatturazione elettronica si definisce un percorso unico standardizzato, grazie al Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate, che può essere riassunto di seguito:

  • La fattura elettronica viene compilata tramite un software di fatturazione elettronica.
  • Viene firmata digitalmente (tramite firma elettronica qualificata) dal soggetto che emette la fattura o dal suo intermediario in modo da garantire origine e contenuto (opzionale).
  • Chi emette la fattura dovrà poi inviarla al destinatario tramite il Sistema di Interscambio che, per legge, è il punto di passaggio obbligato per tutte le fatture elettroniche emesse verso la Pubblica Amministrazione e verso i privati. La trasmissione della fattura elettronica è effettuata con le seguenti modalità:
    • posta elettronica certificata;
    • servizi informatici messi a disposizione dall’Ade (procedura web, app per sistemi mobile o software da installare su PC);
    • sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello “web service”;
    • sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP;
  • Dopo i controlli tecnici automatici, il Sistema di Interscambio provvede a recapitare il documento alla Pubblica Amministrazione o al soggetto privato a cui è indirizzato. In caso di esito negativo il Sistema di Interscambio invierà al fornitore una ricevuta di scarto, il quale ha a disposizione 5 giorni dalla comunicazione dello scarto per trasmettere nuovamente la fattura rettificata con la stessa data e numero.

Il Sistema di Interscambio funge quindi da snodo tra gli interessati e ha il compito di verificare che il formato del documento ricevuto sia corretto e che i dati inseriti siano completi.

Per il recapito della fattura elettronica l’Agenzia delle Entrate rende disponibile un servizio di registrazione “dell’indirizzo telematico” (vale a dire una PEC o un codice destinatario) prescelto per la ricezione dei file.

Nel caso in cui, per cause tecniche non imputabili al SDI il recapito non fosse possibile (ad esempio, casella PEC piena o non attiva ovvero canale telematico non attivo):

  • Il SDI rende disponibile la fattura elettronica al cliente e al fornitore nelle rispettive aree riservate del sito web dell’Agenzia delle entrate;
  • il fornitore deve comunicare tempestivamente al cliente che l’originale della fattura elettronica è a disposizione nella sua area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate, anche mediante la consegna di una copia informatica o cartacea della fattura elettronica.

Ambito Soggettivo

Dal 1° gennaio 2019 l’obbligo di emissione di fatture elettroniche mediante il sistema di interscambio “SDI” fornito dall’Agenzia delle Entrate viene esteso a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti privati (partite IVA e consumatori finali):

  • residenti;
  • stabiliti;
  • identificati nel territorio dello Stato.

I soggetti non obbligati all’emissione di fatture elettroniche secondo la normativa sono:

  • coloro che applicano il regime forfettario (commi 54-89, art. 1, legge 190/2014);
  • coloro che applicano il regime dei minimi o regime di vantaggio (commi 1 e 2, art. 27, decreto legge 98/2011);
  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di non residenti, comunitari ed extra comunitari.

Le fatture elettroniche emesse verso consumatori finali sono rese disponibili a questi ultimi dai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate e a richiesta una copia della fattura in formato analogico.

Sanzioni

In caso di mancata emissione della fattura tra operatori residenti tramite il “Sistema di Interscambio” la fattura si considera non emessa con conseguente applicazione delle sanzioni dal 90% al 180%.

Il cliente ha possibilità di regolarizzare le fatture non ricevute o irregolari attraverso il “Sistema di Interscambio”, compilando nel file fattura elettronica il campo “Tipo Documento” con il codice TD20 (autofattura) e le sezioni anagrafiche del fornitore e del cliente rispettivamente con i dati del fornitore e i propri dati.

Nel caso di omessa o inesatta trasmissione dei dati delle fatture transfrontaliere si applica la sanzione di 2 euro per ciascuna fattura fino a un massimo di 1.000 euro, con riduzione alla metà in caso di regolarizzazione entro 15 giorni (art. 11, comma 2 quater, del Dlgs 471/97).